• Paolo Isetti

Ci voleva una pandemia per farci riscoprire l'entusiasmo verso la rete e la società connessa?


Non sono mai mancate le ragioni per criticare gli effetti collaterali di internet sulla nostra società. Dipendenza da smartphone e da social network, violazioni della privacy e sorveglianza, polarizzazione della politica e manipolazione dell’opinione pubblica, molestie, troll e chi più ne ha più ne metta.

Internet non è improvvisamente diventato un nemico dell’umanità. Abbiamo però iniziato a dare per scontati gli aspetti positivi, che rappresentavano la narrazione dominante della rete nei primi anni 2000, e ci siamo concentrati su quelli negativi, anche nel tentativo di correggerli. Poi, all’inizio di questo 2020, è giunto il coronavirus a segnare quello che potrebbe essere un altro giro di boa.

Stop a cinema, concerti, aperitivi, ristoranti, weekend al mare o in montagna e niente vita sociale.

Da quasi due settimane e senza sapere quando tutto ciò finirà, siamo rinchiusi nelle nostre case. Ed è così che stiamo riscoprendo che enorme ruolo gioca internet nelle nostre vite.

L’esempio più ovvio è quello del lavoro.

Oggi stiamo assistendo a ciò che è stato definito il più grande esperimento di smart working di tutti i tempi. Affrontare un’epidemia avrebbe significato scegliere tra un’alternativa del diavolo: continuare a permettere a milioni di persone di recarsi in ufficio oppure bloccare anche l’intero settore terziario avanzato comunicazioni, consulenze, informazione, marketing.

Si ritiene che siano 8 milioni gli italiani che fanno un lavoro che può essere svolto anche da casa, fino a poche settimane fa, erano però soltanto 500mila a farlo almeno un giorno a settimana.

Ma che il numero ritorni a 500mila appena passata l’emergenza o che lo smart working venga invece adottato da 8 milioni di persone, una cosa è certa: fino a pochissimi anni fa questo numero non sarebbe potuto andare oltre lo zero.

Il lavoro da remoto è un rivoluzionario esperimento sociale che fino a poco fa sarebbe stato semplicemente impensabile e che riguarda anche il mondo della scuola, che da un giorno all’altro si è trovato alle prese con l’e-learning e le lezioni a distanza con buoni risultati

Era già capitato di chiacchierare in videochiamata con amici che vivono lontani, ma è stata per la prima volta in cui ho sperimentato questa pratica in una modalità di gruppo. 

ll fatto di trovarsi in una situazione di questo tipo ha naturalmente trasmesso a tutti la necessità di rispettare con più attenzione i turni di parola e di segnalare quando si voleva intervenire.

Per fortuna c’è internet che non significa solo Netflix e la possibilità di comprare qualunque ebook si abbia il desiderio di leggere, ma significa anche approfittare dei concerti online trasmessi da alcuni artisti, dei dj set improvvisati su Instagram o condividere playlist su Spotify ecc ecc

C’è sempre un lato negativo nelle cose e in questo caso è che una situazione che poteva essere l’occasione per scoprire nuove pratiche si può invece trasformare nell’occasione perfetta per diventare consumatori di mass media ancora più di quanto già non siamo.

Internet sia stato l’alleato migliore in cui potevamo sperare in un momento di epidemia che ci ha permesso anche in questi giorni difficilissimi di vivere una specie di surrogato digitale della nostra vita normale.